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Luglio 30, 2009

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Letture:

1) Picnic sul ciglio della strada di Arkadi e Boris Strugatzki

2) Il viceré di Ouidah  di Bruce Chatwin.

3) Sotto un cielo stellato. Vita e morte di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti

di Tibaldo Lorenzo

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Good and beautiful

Godot è un’occupazione a Tor Vergata, in un territorio sospeso tra la
periferia di Tor Bella Monaca, le borgate di Roma Sud, i paesi dei Castelli
Romani e la seconda università della città.
Godot è uno spazio liberato alle logiche di mercato e di controllo, in una
zona di Roma dove, al termine dell’orario di lavoro, tutto si spegne, tutto
muore, tranne gli occhi indiscreti delle telecamere di sorveglianza.
Godot è un laboratorio permanente di circolazione orizzontale dei saperi,
fuori dalle politiche di mercificazione della cultura del sistema di
formazione attuale.
Godot è un punto di incontro comune, tra tutte le soggettività che
rifiutano l’omologazione agli squallidi canoni della società presente.
Godot è un luogo che non può avere confini, e soprattutto, non può avere
barriere, per nessuno.
Godot è autorganizzazione, è autonomia.
Godot è bello come un carcere che brucia.
Godot è “difficile da far obbedire, perché non ha interesse a
comandare” (cit.).
Godot è il punto di vista delle pluralità.
Godot è i legami, le contraddizioni, le sfaccettature insite nella natura
delle cose.
Godot è una lavatrice che vola.
Godot è antagonismo locale allo sfruttamento globale. E viceversa.
Godot è una rivoluzione in cui tutt* possono ballare (grazie, Emma).
Godot è il rifiuto della vita venduta a un padrone per fare i regali di
Natale.
Godot è il privato che è politico.
Godot è il diavolo.
Godot è l’autoironia.
Godot è quello che prendi, non quello che viene concesso.
Godot è attraversare lo specchio.
Godot è la diserzione della realtà costruita sui rapporti di dominio e
subordinazione.
Godot è il comune, è la comune.
Godot non mangia al fast food.
Godot è il piede oltre la linea gialla.
Godot non paga l’affitto, le bollette, e neanche il biglietto.
Godot lo fa.
Godot non è il momento che arriverà, è il momento che viene. Proprio
quello.
Godot è le streghe.
Godot odia, perché ama molto.
Godot è un gatto nero, e selvaggio.
Godot è un continuo arrivo e una continua partenza.
Godot non è un numero, ma è comunque infinito.
Godot è musica.
Godot è il profumo della terra.
Godot “po’ esse’ piuma o po’ esse’ fero” (cit.)
Godot non è chiacchiere, figuriamoci un distintivo.
Godot balla coi lupi.
Godot non ha i documenti.
Godot è l’ingovernabile.
Godot è invisibile.
Godot è qui, ed è ora.
Godot è arrivato, perchè non c’è nessun Godot.
Godot sei tu.

dal nuovo spazio liberato, Roma, il 10 luglio 2009
le occupanti e gli occupanti di Godot

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